Progetto Carceri

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 Il PROGETTO CARCERI è finalizzato al miglioramento delle condizioni di vita nella colonia penale di Ihosy, perché la detenzione possa essere davvero un’opportunità di recupero della persona.

L’edificio è cadente e sporco. Nei cameroni di 25 metri quadrati alloggiano fino a 100 detenuti. Dormono per terra su stuoie che si usurano nel giro di un anno: fino a che non ne portiamo di nuove, dormono sul pavimento nudo.

Con i finanziamenti della Comunità europea sono stati costruiti i gabinetti e le docce, la cucina e una sala comune, nella quale ci sono 4 chitarre e un organo elettronico, che viene utilizzata anche come cappella. 

madagascar2010_iiparte_166.jpg - 151.88 KbIl carcere potrebbe ospitare 120 detenuti ma quest’estate ne abbiamo trovati 234 di cui 9 donne e 7 minori. Altri 70 (quelli condannati all’ergastolo) sono alla colonia penale. 

Il direttore racconta che la maggior parte dei detenuti ha commesso furti di zebù e imbrogli nel commercio; alcuni sono colpevoli di assassini. Il tempo di permanenza in carcere è molto lungo, a cominciare dal periodo di attesa prima del processo.

Il sostegno ai carcerati, attivato in collaborazione con il Presidente del Tribunale, si concretizza ogni anno in occasione dei viaggi. 

Portiamo ai detenuti stuoie e indumenti nuovi: prima della visita al carcere acquistiamo madagascar2011 1004.jpg - 129.86 Kbballe di vestiti che poi suddividiamo fra pantaloni maglie  e camice. Le guardie li distribuiscono scegliendo i più bisognosi di ciascuna camerata.

L’alimentazione è poverissima: inoltre, a causa della crisi economica e della riduzione delle risorse, lo Stato fornisce solo manioca.  La manioca contiene cianuro e se diventa l’alimento di sussistenza fondamentale, come in questo caso, crea una forma cronica di avvelenamento da cianuro, conosciuta come “konzo”. Cerchiamo quindi di diversificare la dieta portando loro riso e carne essiccata.

Il cibo viene cucinato in grosse pentole che per l’usura si bucano sul fondo: le facciamo riparare o ne acquistiamo di nuove.

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 Due anni fa abbiamo acquistato un aratro per consentire ai detenuti di coltivare i campi della colonia penale.

L’estate scorsa ci hanno chiesto del sapone per potersi lavare e fare il bucato perché all’interno del carcere non ce n’è affatto. 

La visita al carcere di Ihosy, luglio 2014

 

 

 

 

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La gioia

LA GIOIA

Un cuore gioioso è il normale risultato
di un cuore che arde d’amore.
La  gioia non è semplicemente una questione di temperamento,
è sempre difficile mantenersi gioiosi:
una ragione di più per dover cercare di attingere
alla gioia e farla crescere nei nostri cuori.

La gioia è preghiera; la gioia è forza; la gioia è amore.
E più dona chi dona con gioia.

Ai bimbi e ai poveri, a tutti coloro che soffrono e sono soli,
donate loro sempre un gaio sorriso;
donate loro non solo le vostre premure, ma anche il vostro cuore.
Può darsi che non si sia in grado di donare molto,
però possiamo sempre donare la gioia
che scaturisce da un cuore colmo d’amore.
Se nel vostro lavoro incontrate difficoltà e le accettate con gioia,
con un largo sorriso, in ciò, al pari di molte altre cose,
vedrete le vostre opere buone.
E il modo migliore per dimostrare la vostra gratitudine
consiste nell’accettare ogni cosa con gioia.

Se sarete colmi di gioia, la gioia risplenderà nei vostri occhi
e nel vostro aspetto, nella vostra conversazione e nel vostro appagamento.
Non sarete in grado di nasconderla poiché la gioia trabocca.

La gioia è assai contagiosa.
Cercate, perciò, di essere sempre
traboccanti di gioia dovunque andiate.

La gioia dev’essere uno dei cardini della nostra vita.
È il pegno di una personalità generosa.
A volte è altresì un manto che avvolge
una vita di sacrificio e di donazione di sé.
Una persona che possiede questa dote spesso raggiunge alti vertici.
Splende come un sole in seno a una comunità.

Che Dio vi renda in amore tutto l’amore che avete donato
o tutta la gioia e la pace che avete seminato attorno a voi,
da un capo all’altro del mondo.

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Programma di viaggio dal 17 agosto all’ 8 settembre 2011

Durante il soggiorno in Magadascar le situazioni che ci si presentano sono diverse, come diversi sono i sentimenti, le sensazioni, le emozioni che si provano.

 Ognuno di noi, attraverso il viaggio, può assistere alla trasfigurazione, di se stesso e degli altri.

Scopri con noi cosa potrebbe generare in te il viaggio in Madagascar

Quest’anno l’Associazione propone un viaggio

dal 17 agosto al 8 settembre 2011

Clicca qui per il Programma di Viaggio

Partire è anzitutto uscire da sé.
Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro “io”.
Partire è smetterla di girare in tondo intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo e della vita.

Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo: qualunque sia l’importanza di questo nostro mondo l’umanità è più grande ed è essa che dobbiamo servire.

Partire non è divorare chilometri, attraversare i mari, volare a velocità supersoniche.

Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro. Aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore.

E’ possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni.

Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato. Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi. Intuisce il momento in cui cominciano a disperare. Li prende dove li trova. Li ascolta, con intelligenza e delicatezza,soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per il cammino.

Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l’arrivo, lo sbarco. Ma c’è cammino e cammino: partire è mettersi in marcia e aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia per costruire un mondo più giusto e umano.”
(Helder Camara, Camminiamo la speranza) 

 

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pasqua 2013

PASQUA: iniziamo una nuova vita

Grude e Re 26 marzo 2013

Carissimi,

                           come state? Che gioia questa sera essere insieme con voi nella speranza e nell’amore che non ha confini di spazio e tempo, per ringraziare lo Spirito Santo che sta rinnovando la sua chiesa attraverso il dono del nuovo Papa Francesco: umanità, semplicità, preghiera, affabilità, sobrietà, vangelo vivo. Con il dono della sua vita Gesù ci invita a cambiare il nostro modo di vivere, a rivedere le nostre relazioni con gli altri, un cambiamento che trasforma radicalmente il nostro modo d’essere. La famiglia di Gesù è molto più grande dei legami di sangue. Ai discepoli angosciati sulla barca durante la tempesta, Gesù li invita ad avere fiducia: “Dov’è la vostra fede? Io sono qui con voi?” Sulla strada di Emmaus, il Risorto aprirà gli occhi dei due discepoli che erano nello smarrimento dopo la morte in croce e troveranno la pace e la gioia quando riconosceranno la sua presenza e si sentiranno i cuori ardere. Lottiamo con la forza dello Spirito contro le tentazioni dei giorni nostri, la perdita di fiducia, la paura, la voglia di lasciar perdere. Nei momenti in cui Gesù sembra essere assente, Lui ci tiene per mano.

Passando di villaggio in villaggio, Gesù entrava nelle case, annunciava la Buona Novella, guariva i cuori ed i corpi, scacciava gli spiriti cattivi. Gesù ci salva entrando nella nostra umanità, grandezza e miseria di tutti i giorni.

Questa settimana nella visita ho incontrato per la prima volta alcune famiglie.

Quella di Marrash che non sà più come tirare avanti. Rientrato dalla Grecia a causa della crisi economica, con la moglie operata due mesi fa alla testa, con le cicatrici che sanguinano e lei non riesce neppure ad andare dal medico condotto a farsi medicare. Hanno una bimba di 6 anni e un bimbo di tre anni, il papà è alcolista. La bimba con molta semplicità e fierezza mi dice che il papà beve perché è triste per la situazione della mamma. Sulla stufetta a legna c’è un pentolino dove sta cocendo un po’ di minestra. La loro magra cena. La sera del giorno dopo, porto un po’ di aiuti. Incontro il direttore della scuola e mi conferma di fare il possibile per venire incontro a questa famiglia.

Poche case dopo trovo Lule, vedova di 32 anni che sta piantando alcune cipolline nei pochi metri quadrati di orticello, di fronte alle due piccole stanzette dove vive con due bimbe: una frequenta al mattino la seconda elementare e l’altra frequenta al pomeriggio la quarta elementare. Il resto del tempo sono in casa da sole perché la mamma parte in città per lavorare in fabbrica alle 6,00 del mattino e ritorna alle ore 15,30 per guadagnare 110 euro al mese. La figlia più piccola ha seri problemi di salute. Quella più grande viene al mattino da noi, dove abbiamo organizzato uno spazio compiti.

Sempre nella stessa via c’è Lulizim con la moglie alcolizzata e 4 figli, il più grande ha sei anni. Sono scesi dalle montagne tre mesi fa per poter mandare i bimbi a scuola ma qui non hanno nulla e vivono in una catapecchia in affitto: alle otto di sera sono già tutti a letto. Carissimi, Dio è venuto a salvare tutta questa umanità, a donare nuova speranza. Gesù ci vuole collaboratori appassionati del suo Regno e desidera che amiamo con la forza delle nostre braccia e il sudore della nostra fronte, perché ogni cosa che abbiamo fatto a uno dei nostri fratelli più piccoli l’abbiamo fatto a Lui. Pasqua di speranza, Pasqua di condivisione, Pasqua di Pace, Pasqua di una nuova vita nelle nostre famiglie, gruppi e comunità.

Con tanto affetto vi abbraccio e auguro a voi e alle vostre famiglie una Santa Pasqua nel Cristo risorto che vince ogni nostra paura e divisione

                                                                                                     Giangi 

 

P. Giovanni Colombi – K.P. 207 – SHKODER  (Albania)

cell.: 00355-692025877  –  mail: giangi.colombi@gmail.com     

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Sabato santo

La discesa agli inferi del Signore

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.

Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.

Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: « Sia con tutti il mio Signore ». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: « E con il tuo spirito ». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: “Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.

Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.

Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.

Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.

Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.

Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».”  Da un’antica  Omelia sul Sabato santo .                                   

I carcerati diIhosy                               

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Dal diario di viaggio del primo gruppo

 

Dal DIARIO DI VIAGGIO 2009 DEL PRIMO GRUPPO

Mi fermo, sperando almeno in parte di aver fatto capire anche a voi, miei splendidi compagni di questa spero indimenticabile esperienza, (e lo resterà di sicuro) quello che ho provato in questo nostro primo giorno in questa splendida e ricca isola di nome Madagascar!!!

Riflettendo su ciò che ho visto ieri ed oggi mi pongo questa domanda: “Come può una persona vivere serenamente non sapendo se quel giorno mangerà o se il giorno dopo ci sarà ancora?” Eppure la gente malgascia ci insegna a godere e ad assaporare ogni istante della vita!

Sia ieri che da Padre Pedro ho sentito veramente Gesù in mezzo a noi, mi sono avvicinata tantissimo al cielo e alle persone che da lassù mi proteggono. Inoltre già fisse nella mia mente sono le meravigliose immagini del cielo stellato del tramonto e del vento che sposta i piccolissimi granelli di sabbia cambiando ogni giorno il paesaggio.

Concludo la mia pagina di diario ringraziando tutti voi di cuore, per la festa organizzata ieri mattina. Mi sono veramente emozionata e non scorderò questo compleanno trascorso con la mia nuova famiglia in questo paradiso terrestre. Ringrazio ancora tutti e spero non finisca mai la condivisione di esperienze che ogni giorno ci raccontiamo.

Ma nel contempo nei loro sorrisi leggo la speranza e per questo diventano preziosi come perle. A volte vedere dinanzi a noi tanta sofferenza provoca un senso di smarrimento e dolore, ma è il prezzo che dobbiamo pagare per una maggiore consapevolezza che al ritorno alle nostre case spero si tramuti in voglia di costruire insieme un futuro di speranze per gli amici malgasci e per tutte le persone sofferenti.


Ciao Sem, ancora una volta sei riuscito a darci un bel daffare.

Mi hai fatto venire in Madagascar nonostante le mie paure e le mie ansie.

In questo giorno così speciale abbiamo portato con tanto affetto il tuo sorriso. Ringrazio prima di tutto Dio che mi ha fatto il grande dono della tua vita e… che vita!!! Una vita piena e meravigliosa capace di stupire e stupirci come oggi con i nostri fratelli malgasci.

Grazie a te, alla mamma, a Letizia e Damiano, a Giangi, Rosa e a tutti gli altri compagni di viaggio, mi sono fatto una bella ricarica di amore e voglia di vivere.

Osservando questo popolo, così semplice ma profondo, povero ma ricco di grazia, ancora poco istruito ma con tanta voglia di imparare, desideroso di affetto ma anche pronto a ricambiarlo.

Signore che sei speciale compagno di viaggio di Samuele aiutami ad essere sempre una fonte di acqua viva per tutte le persone che incontrerò sul mio cammino.


Ringrazio il Signore con tutto il mio cuore perché il suo volto è sempre presente in tutte le persone malgasce che ho incontrato e nei miei compagni di viaggio ormai diventati la mia seconda famiglia. Una mattina Giangi ci ha chiesto cosa avremmo portato nelle nostre case dopo aver vissuto qui per tre settimane. Io porterò a casa il ricordo di tutte le fantastiche persone che ho incontrato, la voglia e il desiderio di ritornare in questa terra e infine cercherò di prendere come esempio di vita la popolazione malgascia cioè mettere al primo posto nella propria vita l’amore, un amore aperto a tutti coloro che mi circondano e soprattutto a chi avrà più bisogno.

Cercherò di accogliere il prossimo come i malgasci, tutti i giorni ci hanno saputo accogliere nei loro villaggi.

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La leggenda della croce

Una leggenda del medioevo racconta come una volta Dio abbia avuto misericordia di un uomo che si lamentava che la sua croce era troppo pesante.

Dio lo portò in una stanza dove erano esposte tutte le croci degli uomini e gli disse: scegli pure!

L’uomo si mise a cercare. Dapprima  vide una croce molto sottile, però anche molto lunga e alta; poi ne vide una piccola, ma quando provò a sollevarla si accorse che pesava come il piombo. Ne vide un’altra che gli piacque e se la pose subito sulle spalle, ma in quel momento si accorse che quella croce, proprio nel punto di appoggio della spalla, aveva una punta acuminata che gli penetrava la carne come un chiodo.

Insomma, ogni croce aveva qualcosa che non andava, e dopo averle esaminate tutte, non ne aveva trovata una adatta.

Da ultimo ne scoprì una che prima non aveva notato tanto era nascosta: non era troppo pesante nè troppo leggera, maneggevole al punto giusto tanto che sembrava fatta per lui. Ecco, questa era la croce che avrebbe portato…e, guardandola con attenzione, si accorse che era proprio la sua croce, quella che aveva portato fino a quel momento.

Buona settimana santa!

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Notizie da Miaraka Aminy – 22 marzo 2013

Association MIARAKAMINY LOT 130G/ 3504 ANKOFAFA MADAGASCAR.

TEL O331154047  TEL.0324069871.

la vie de la association : l’ADOPTION SCOLAIRES.

A     C.EG AMBATOTERAKA VATOMINTANTANA MAHADITRA.

  1. EFFECTIFS: 26.
  2. PROJET REALISE GOUTIERE. 
  3. PAYEMENTS DE ‘ECOLAGES ANNUELLES
  4. CEUILETETES DE RAVITSARA.

QUELEQES PHOTOS- RAVINTSARA

 

 

 

 

 

L’ELEMBIQUE 

ON A LOUE 350.000AR PENDANT TROIS JOURS

 

L’INSTALATION DE L’ENLAMBIQUE LES RAY AMANDRENY PROFITE NT AUSSI D’APPRENDRE COMMENT ON FAIT.

   

  

  

IL S’APPELLE « SITRAKA » COMMENCE A METTRE LE FEU

 

 

 

 REMPILISSAGE .

IL FAUT 100KG  POUR  REMPLIR LE MARMITES

ET TROIS HEURES POUR CUILLIR

 

LES ELEVES SUIVENT LE COURS DE CUISSONS 

C’EST LEUR AVENIR,

 

 

 

MERCI A VOUS JE PEUX CONTUNIER FINALEMENT  L’EAU FRORAL

 

ET L’HUILE  DE RAVINTSARA  PRODUITS FINALE

TRANQULLEMENT MES ETUDES

GRAZIE UNICOSOLE

L’ASSOCIATION « MIARAKAMINY »

Fonder par le  P. Randrianandrasana Emile Maurice, docteur en droit canonique, spécialisé à la défense de droit de l’enfant et l’abandon  d’écoles des paysants.

OBJECTIF :  

TOUT A L’ECOLE OU TUTTI A SCUOLA SANS DISCRIMINATION D’ETAT, DE CLASSE SOCIALE, ET D’INTELLIGENCE. LUTTEZ CONTRE l‘ESCALAVAGE DE L’ANALAPHABETISME ET L’IGNORANGE MERE DE TOUTE L’EURREUR.

 

Histoire de la construction de l’ecole jusqu’à la recherche de l’autofinancement a partir de la cultuvation de ravintsara pour produire l’huile essentielle( camphora)

 

Sur terrain réunion avec les parents et action directe.

 

 

 

 

 

 

 

Villages et paysans isolés, privés de toutes sortes d’instructions droit fondamentale de toute être humain.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chacun et chacune avec  leur panier

cherchent de sables à 2 km de la construction.

 

 

 

 

 

 

 

MERCI P.MAURICE ETRE AVEC NOUS !!!

 

GRAZIE PADRE MAURICE INSIEME CON TE!!!

LA VIE QUOTIDIEN DES ENFANTS PENDANTS DE SAISONS DE MOISSONS DU RIZ.

 

 POUR GAGNER DE L’ARGENTS

 

 

 

 

 

L’ECOLE, TOUTE A L’ECOLE, LA SCUOLA TUTTI A SCUOLA.

 

 

 

 

GOUTIERES


 

 

 

 

 

 

 

 

LES ELEVES ON NE TIENT PLUS COMPTE NI  L’AGE, L’INTELLIGENCE NI DES MATERIELS DIDACTITES, SEUL CHOSES QUI COMPTE C’EST DE LASOIF D’ALLER A L’ECOLES POUR APPRENDRE A LIRE ET ECRIRE.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ANCIEN ECOLE DE JADIS.   LA VECHIA SCOULA

 

 

IL FAUT CONSTRUIRE L’AVENIR D’ HOMME SUR LE ROCHER

L’ASSISTANCE ET LA VOIE DE L’AUTOFINANCEMENTS. LE RAVINTSRA (CAMPHORA)

 

 

 

 

 

 

 

 

LA RAVINTSARA (CAMPHORA)

OLIARE LA SCUOLA.

 

 

                                                    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’EXTRACTION DE L’HUILLE ESSENTIELE : L’ENLAMBIQUE

IL S’APPELE « SITRAKA » RECHAUFE L’EAU.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SOANIERANA CENTRE DES JEUNES UNIVERSITAIRES

 

 

 

                                                                                                

 

 

 

 

 

 

L’ HUILLES ESSENTIELES DE RAVITSARA ( CAMPHORA)

MALGRE LE  DEBOUCHE NOUS ARRIVONS PAS A VENDRE NOS PRODUITS. ACTUELEMENTS NOUS AVONS 30 LITRE D’HUILES. CONTRE VALEURS DE 3OX 26000ARIARY= 780.000 ARIARY.

 

 

 

TOUS SEUL JE N’ARRIVE PAS A CHANGER CE MONDE MAIS AVEC TOI JE PEUX SUREMENT  AIDER LES JEUNES. DA SOLO NO POSSO CAMBIERAE IL MONDO, MA INSIEME CON TE POSSO AIUTARE I GIOVANI. AIUTARE I GIOVANI SVILUPARE IL MONDO. P.Maurice jn 8,29

 

 

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